Genova, idea di un braccialetto elettronico per proteggere le donne

In Italia i casi di violenza sulle donne sono all’ordine del giorno: c’è l’idea di un braccialetto elettronico agli ex mariti violenti per proteggerle

Settimana scorsa abbiamo visto come a Torino una donna è riuscita a liberarsi dal marito violento facendo finta di ordinare una pizza ma indirizzando la chiamata alla polizia. Oggi, invece, ci spostiamo a Genova dove il Centro anti-violenza Mascherona spiega come siano cinque le donne che sono state costrette a stravolgere la propria vita e scappare lontano da Genova per colpa di mariti e compagni violenti, mentre altre dodici vivono protette nei loro centri in città.

PROTEZIONE – Tra queste donne troviamo Laura Di Santo, la mamma di Alessio Scalamandrè che lunedì sera ha ucciso il padre Pasquale, il quale da quarant’anni maltrattava la donna. Anche il carcere non rappresenta una soluzione: «Chi ha l’indole del violento – spiega Nadia Calafato, legale di Laura – spesso non si pente, non capisce di aver sbagliato neppure scontando la pena in carcere.» Secondo la coordinatrice Elisabetta Corbucci, direttrice del centro Mascherona, servono sistemi di protezioni efficienti, che garantiscono un contenimento sociale post-condanna.

BRACCIALETTI ELETTRONICI – «Queste persone violente – aggiunge la Corbucci – devono iniziare percorsi terapeutici obbligatori anche dopo aver scontato la propria pena. Vanno seguite le vittime, ma anche gli autori dei soprusi. Un’altra misura a mio avviso può essere l’utilizzo dei braccialetti elettronici come avviene per gli arresti domiciliari: permettono di controllare i movimenti delle persone e intervenire quando lasciano il domicilio». Non garantire a queste donne adeguati sistemi di protezione rappresenta il fallimento del sistema. Senza misure protettive adeguate le vittime sono costrette a scappare per sempre.


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