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Charlie Says: un film di Mary Harron

Un viaggio nella mente di Charles Manson (Matt Smith, protagonista della serie Dr Who), musicista, manipolatore e mandante degli efferati omicidi che sconvolsero gli USA nell’estate del 1969, tra cui l’assassinio di Sharon Tate. Charlie Says si addentra nella psiche del leader criminale, attraverso gli occhi di Karlene Faith, psicologa di tre giovani donne entrate a far parte della setta, dopo aver subito il lavaggio del cervello, e condannate all’ergastolo. In una escalation di follia e annullamento della volontà, viene ripercorsa la vita all’internodella “Famiglia Manson” e il rapporto di queste giovani conl’uomo che ha segnato le loro vite. Che potere aveva Charles Manson sulle sue prede? Cosa è scattato nella loro mente?

La loro ordinarietà

È confortante pensare alle ragazze di Manson come dei mostri, come diverse, come anomale rispetto alla normale esperienza umana. In realtà, la cosa più disturbante è la loro ordinarietà. Come sono arrivate a commettere dei crimini così terribili queste sane e affabili giovani donne? Volevo che il pubblico le vedesse come esseri umani, che si chiedesse “e se fossi stato io in quella situazione? Cosa avrei fatto?” Ma se intraprendi un viaggio con Leslie, Pat e Susan, devi anche riconoscere che quei crimini sono incomprensibilmente freddi e brutali. Non puoi solo far vedere delle ragazze carine in prigione. Questo è l’equilibrio.

Questioni senza tempo

Questo film non è un’opera a difesa delle colpevoli. Ho cercato di comprendere come e perché queste giovani donne siano arrivate a fare cose terribili. Charlie Says è una storia drammatica sugli anni Sessanta. Sì, ha attinenza con i giorni nostri e la gente troverà dei parallelismi con eventi di oggi. Ma parla anche di questioni senza tempo, di abuso e dominio, cose che sono successe nelle famiglie, nelle relazioni e nelle società nel corso della storia.


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